Il buon lavoro del governo sui profughi eritrei

La situazione dei profughi eritrei rinchiusi nel carcere libico di Brak pare avviata a soluzione, grazie anche a un intervento del governo italiano, che ha utilizzato gli eccellenti rapporti con il regime libico per fare in modo che i rifugiati ottenessero un lavoro capace di sottrarli alla condizione ingiustificata di detenzione. L’attività del ministero degli Esteri e di quello dell’Interno, che anche questo giornale aveva sollecitato, ha saputo ottenere risultati senza che questo apparisse un’interferenza. Leggi l'appello del Foglio al governo italiano - Leggi la replica dei ministri Frattini e Maroni
13 AGO 20
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La situazione dei profughi eritrei rinchiusi nel carcere libico di Brak pare avviata a soluzione, grazie anche a un intervento del governo italiano, che ha utilizzato gli eccellenti rapporti con il regime libico per fare in modo che i rifugiati ottenessero un lavoro capace di sottrarli alla condizione ingiustificata di detenzione. L’attività del ministero degli Esteri e di quello dell’Interno, che anche questo giornale aveva sollecitato, ha saputo ottenere risultati senza che questo apparisse un’interferenza, per rispettare il senso, spesso esagerato, di indipendenza del governo di Muammar Gheddafi.

Va anche detto che, per una volta,
l’autorità sovranazionale che si occupa di rifugiati ha evitato di usare i consueti toni censori, chiedendo invece all’Italia di interporre i suoi buoni uffici con Tripoli. Le polemiche sul presunto respingimento da parte dell’Italia dei rifugiati eritrei, del quale non esiste alcuna prova, sono state archiviate, e l’Italia si è detta disposta ad accogliere eventuali richieste di asilo, come peraltro ha già fatto in occasioni precedenti, come ricorda la sottosegretaria agli Esteri Stefania Craxi. Tutto è bene quel che finisce bene. La vicenda tuttavia dovrebbe fornire l’occasione per una riflessione più distesa sull’intervento europeo nella questione dei profughi. L’Unione in quanto tale non è stata finora in grado di dotarsi di una regolamentazione comune, che suddivida anche gli oneri dell’accoglienza tra i vari paesi membri.

Così i paesi che sono più lontani dagli epicentri delle tragedie che spingono all’emigrazione i profughi, si impancano a censori di quelli mediterranei, sui quali pesa l’intero onere della situazione. Naturalmente questa situazione squilibrata non esime nessuno dal dovere di tutelare i diritti umani, e la risposta di Roberto Maroni e di Franco Frattini ha onorato questo obbligo. L’accordo di “liberazione e residenza in cambio di lavoro” applicato dal governo libico nei confronti dei rifugiati, peraltro, può rappresentare un meccanismo che, se implementato anche da rapporti internazionali, può rappresentare un passo significativo per l’assunzione anche da parte del paese africano di un impegno umanitario. Un approccio razionale a un problema complesso può produrre risultati positivi, in primo luogo per chi è costretto a chiedere asilo per sfuggire a tragedie e persecuzioni. C’è da sperare che adesso la leggenda nera dell’Italia razzista e disumana venga abbandonata.